Non è semplice trovare un senso a questi Golden Globe televisivi, perché se è vero che rispetto agli altri anni le sorprese sembrano essere più numerose, non sono mancate però anche alcune conferme decisamente significative che hanno consacrato meritatamente serie, autori e interpreti.
C’è da dire che in genere chi vota ai Golden Globe è più incline a scegliere gli underdog rispetto agli Emmy, premi – questi ultimi – che a parte alcune eccezioni rispettano quasi sempre i pronostici della vigilia.
Tra le serie drama quest’anno era una bella lotta, perché sebbene ci fossero quattro novità e solo un ritorno, quest’ultimo era il favorito principale. Alla fine i bookmaker hanno avuto ragione e The Americans l’ha spuntata con pieno merito grazie a una stagione conclusiva assolutamente perfetta che va a chiudere una delle ultime serie di questo genere, completando un cerchio che ha inizio alla fine degli anni Novanta con The Sopranos.
Tra le comedy invece si è verificata forse la sorpresa più grande, con la vincitrice annunciata The Marvelous Mrs. Maisel che è stata battuta da The Kominsky Method. Le star della serie e il peso di una macchina da soldi della TV come Chuck Lorre hanno probabilmente fatto la differenza, permettendo alla serie Netflix di battere quella di Amy Sherman-Palladino che fino a ieri sembrava senza rivali.
Tra le miniserie invece non c’era gara, perché nonostante ci fossero candidati molto validi come Sharp Objects ed Escape at Dannemora, The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story si è dimostrato un avversario imbattibile, conquistando meritatamente una statuetta che premia sia l’impegno nei diritti civili (in particolare per quanto riguarda il discorso sull’omofobia) sia la raffinatezza estetica e narrativa di una serie che è riuscita a non far rimpiangere The People v. O.J. Simpson.
I premi agli interpreti hanno dato un contentino a molte delle altre serie non premiate, salvo quelli a Michael Douglas e Darren Criss, che invece hanno incrementato il peso delle vittorie di The Kominsky Method e The Assassination of Gianni Versace. Douglas si inserisce nella lunga lista di grandi attori cinematografici che si mettono in gioco e ottengono successo anche sul piccolo schermo. Criss invece ha offerto un’interpretazione da antologia, dando intensità e profondità a un personaggio che sembra scritto apposta per lui.
Per quanto riguarda gli altri, i premi a Ben Whishaw e Richard Madden hanno ribadito l’amore e la soggezione culturale degli statunitensi verso la serialità britannica, Patricia Arquette e Patricia Clarckson hanno fatto valere tutto il loro immenso talento e Rachel Brosnahan ha ribadito di non avere rivali nella sua categoria, nonostante la serie non sia riuscita a bissare la vittoria agli Emmy e quella ai Golden Globe dell’anno scorso.
In generale tra le note più positive c’è l’ennesima e meritatissima dimostrazione di forza di Ryan Murphy, il quale ormai da tanti anni produce tantissime serie e porta a casa valanghe di premi. Il suo impatto sulla televisione contemporanea è tra i più significativi e il contratto milionario e in esclusiva firmato con Netflix appare giorno dopo giorno sempre più giustificato. La vittoria di Sandra Oh è stata un altro momento molto importante, anche perché non certo tra i più attesi. Avere come rivali la protagonista di una delle migliori serie dell’anno (Keri Russell) e un peso massimo come Julia Roberts (che avrebbe tranquillamente potuto fare ciò che ha fatto Michael Douglas) non era affatto facile, eppure la protagonista di Killing Eve è riuscita a vincere rendendo omaggio alla scrittura brillante di Phoebe Waller-Bridge, diventando la prima attrice di origini asiatiche a vincere questo premio.
Non sono però mancate le delusioni perché in un anno in cui The Marvelous Mrs. Maisel non è riuscita a bissare la qualità della prima stagione (almeno stando alle recensioni altalenanti della critica americana), The Kominsky Method è stata la scelta più semplice, quella meno coraggiosa, perché la più simile a un drama tra quelle candidate e perché trainata da un attore di grande caratura cinematografica. Molto più audace sarebbe stato uscire dal complesso di inferiorità verso i drama e verso il cinema e premiare The Good Place, che da due anni è tra le più amate dalla critica grazie a un’inventiva quasi senza pari.
Il premio all’attore protagonista drama, infine, è stato tra le principali e più deludenti sorprese perché, senza nulla togliere alla solida interpretazione di Richard Madden, a meritarlo erano Matthew Rhys e Billy Porter, con la vittoria di quest’ultimo che avrebbe dato il giusto riconoscimento a Pose e almeno in parte bilanciato la mancata candidatura delle attrici trans della serie di Ryan Murphy.