Il nome della rosa: presentata l'ambiziosa miniserie tv Rai con John Turturro
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Il nome della rosa: presentata l’ambiziosa miniserie tv Rai con John Turturro

Il cast e i realizzatori hanno presentato il nuovo adattamento dal romanzo di Umberto Eco

Il nome della rosa: presentata l’ambiziosa miniserie tv Rai con John Turturro

Il cast e i realizzatori hanno presentato il nuovo adattamento dal romanzo di Umberto Eco

Il nome della rosa: la conferenza stampa

Il nome della rosa, nuova miniserie tv tratta dall’omonimo romanzo di Umberto Eco, andrà in onda in prima serata su Rai 1 partire dal prossimo 4 marzo, per quatto serate e un totale di otto episodi da 50 minuti ciascuno. Il libro, uno dei grandi classici della nostra letteratura popolare, fu pubblicato da Bompiani nel 1980 e si articola secondo il consueto stratagemma del “manoscritto ritrovato”, curato dal monaco Adso da Melk, che ricorda la sua esperienza da novizio del maestro Guglielmo da Baskerville.

Co-produzione italo-tedesca tra Rai Fiction, Tele München, 11 Marzo Film e Palomar, Il nome della rosa rappresenta per la rete ammiraglia un nuovo adattamento letterario di pregio, che dopo il successo de L’amica geniale punta altrettanto in alto e ha a disposizione una gallina dalle uova d’oro in termini di presa sull’immaginario collettivo. Il romanzo, vincitore del Premio Strega nel 1981, è infatti un testo conosciutissimo, molto amato e altrettanto letto e diffuso. Le Monde l’ha inserito nella lista dei “100 libri del secolo” e il film di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery nel 1986 ha contribuito ad accrescere la sua fama. Le riprese della mini-serie si sono svolte tra l’Abruzzo, Perugia e gli studi di Cinecittà, con una crew tutta italiana.

A dirigerla c’è Giacomo Battiato, già al lavoro su La piovra 8 e 9 e molti altri progetti televisivi e, a detta degli autori, il racconto è stato plasmato in modo da risultare aderente il più possibile al romanzo originale. Di livello internazionale il cast, con uno studiato equilibrio di volti italiani e internazionali: a vestire i panni di Adso da Melk c’è il giovane attore tedesco Damian Hardung, mentre nel ruolo del frate francescano inglese Gugliemo da Baskerville vedremo il più navigato John Turturro, alle prese con una catena di misteriosi omicidi in un monastero sperduto nei monti dell’Italia settentrionale. Completano il pacchetto attoriale Rupert Everett (l’l’Inquisitore domenicano Bernardo Gui) e non pochi attori nostrani: Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka, Alessio Boni.

«Il nome della rosa non è un romanzo, è un grande libro – precisa il regista Battiato in conferenza stampa, nella Sala degli Arazzi della sede Rai di Viale Mazzini a Roma -, avevamo otto ore per cinquecento pagine e dovevamo trasformare tutti i temi del libro, dalla storia alla filosofia, dall’amore al ruolo della donna nel mondo, non in una lezione da una cattedra universitaria ma in azione, in immagini. Se sono ancora vivo al termine di questa impresa è grazie ai miei attori. Mi sono reso conto, col passare degli anni, che se gli attori non sono bravi mi blocco, non riesco a proseguire nel mio lavoro. Vedrete invece che la qualità della recitazione in questo caso è davvero elevata, da parte di tutti, e la mia non è retorica anche se i registi tendono a dirlo spesso. Abbiamo fatto 30-40 provini in Germania, prima di trovare Damian Hardung, che per me è stato un miracolo».

«Conoscere Umberto Eco è stata una grande fortuna e il fatto che all’epoca ci abbia ricevuto a dir poco fondamentale – racconta lo sceneggiatore Andrea Porporati -, La sua casa era incredibile, ricordava la biblioteca del romanzo. Ho letto il libro per la prima volta quando avevo diciott’anni e l’aspetto che mi ha sempre colpito è che questo assassino uccide affinché non si scopra l’arte del ridere. L’elemento che mi stupì di Eco, d’altro canto, era il suo essere coltissimo e severo quando necessario ma anche molto divertente. Vorrei che il divertimento emergesse anche da quest’operazione, perché bisogna continuare a ridere di tutto».

John Turturro al photocall de Il nome della rosa

John Turturro, che proprio oggi festeggia il suo 62esimo compleanno, è tornato a lavorare in Italia dopo Mia madre di Nanni Moretti: «Voglio ringraziare Giacomo per aver pensato a me per il ruolo. Ci voleva un regista italiano per rivelare la mia natura inglese! All’inizio sono rimasto sorpreso, poi ho letto il libro e l’ho trovato magnifico. Non l’avevo letto prima di accettare la parte, di Eco avevo letto solo Il cimitero di Praga, ma alla fine posso dire di averlo letto tantissime volte. Per me è stato entusiasmante scoprire questo mondo totalmente nuovo. Sono stato colpito dalle capacità di tutto il cast, anche degli attori italiani. Per loro non è stato facile recitare in inglese e affrontare dei dialoghi così importanti. Sono rimasto commosso dalla grandiosità del progetto».

«Non ho mai visto il film con Sean Connery, non perché non lo ami ma perché, avendo avuto a casa un pupazzo di lui nei panni di James Bond, non pensavo sarebbe stato utile per me vederlo in altre vesti! – ironizza l’attore, che ha prestato il suo contributo anche al copione -, del progetto mi attirava la possibilità di inserire quanto più Eco possibile nella sceneggiatura della serie. Volevo ci fossero dentro il modo di pensare del mio personaggio, ma anche la filosofia, la religione, la scienza. Tutti aspetti molto interessanti del libro di cui abbiamo discusso con Giacomo, perché secondo me tanto più Eco si inseriva nella serie tanto più sarebbe venuta bene. Per il mio personaggio il sapere e la conoscenza sono essenzialmente delle protezioni dal potere».

Di seguito le dichiarazioni degli altri attori presenti.

Fabrizio Bentivoglio (Fra’ Remigio)

«Questo personaggio aggiunge tanto alla mia carriera. Non capita spesso a un attore di affrontare qualcosa che ti dà la possibilità di andare oltre i tuoi stessi limiti. Il nostro è sempre un lavoro di squadra e avere accanto attori come John Turturro e Michael Emerson (l’Abate, ndr) porta inevitabilmente il gioco a un livello più alto».

Stefano Fresi (il monaco Salvatore)

«Uno dei limiti delle produzioni italiane è confinare un attore nel solito ruolo, mentre in questo caso devo ringraziare la produzione per avermi messo in dei panni diversi da quelli per i quali vengo normalmente percepito e riconosciuto dal pubblico. Era un personaggio nel quale non si capisce dove finisce l’uomo e dove comincia l’animale».

Roberto Herlitzka (Alinardo)

«Il regista è stato una salvezza per tutti e mi è piaciuto molto recitare in inglese, perché quando recito in inglese e riesco a dire una battuta mi sembra di essere bravissimo! Ho studiato la lingua tanti anni fa, la dialogue coach mi ha aiutato a dire i dialoghi nel modo giusto ma purtroppo non capisco nulla quando parlano loro. Per cui non ho potuto fare altro che scambiare delle facce buffe con John Turturro».

Greta Scarano (Margherita e Anna, moglie e figlia dell’eretico Dolcino interpretato da Alessio Boni)

«Intanto ci tengo a precisare che ho imparato a usare arco e freccia! La storia racconta molti aspetti, tra cui la vicenda di Dolcino e Margherita, storia nella storia di enorme importanza. In quella vicenda si ritrovano tematiche ancora oggi molto attuali. Per me è stata un’esperienza totalizzante».

Il nome della rosa: il photocall

Foto: Getty Images

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