Adolescence ci obbliga ad affrontare il nostro disagio. La recensione della serie di Stephen Graham
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Adolescence ci obbliga ad affrontare il nostro disagio. La recensione della serie di Stephen Graham

La serie del momento invita lo spettatore ad una visione scomoda e poco rassicurante destinata restare a lungo un ineludibile argomento di discussione

Adolescence ci obbliga ad affrontare il nostro disagio. La recensione della serie di Stephen Graham

La serie del momento invita lo spettatore ad una visione scomoda e poco rassicurante destinata restare a lungo un ineludibile argomento di discussione

adolescence, smentita la teoria virale
PANORAMICA
Regia
Sceneggiatura
Interpretazioni
Fotografia
Montaggio
Colonna sonora

Dalla fine di Il trono di spade è sempre più difficile che una singola produzione Tv riesca a calamitare l’attenzione collettiva e a imporsi come ineludibile argomento di discussione nell’oceano sterminato di proposte.

Nel 2025 è già successo con Adolescence: la sua peculiarità formale – cioè la scelta di girare ognuno dei quattro episodi in un singolo, e vero, piano sequenza – ha suscitato immediata ammirazione per la perizia tecnica, e il tema incandescente – la storia di un tredicenne che uccide a coltellate una compagna di scuola – ha fatto moltiplicare le analisi, i dibattiti, gli approfondimenti sociologici.

Non è certo «la più bella serie mai realizzata», come qualcuno iperbolicamente ha scritto, ma il lavoro di sceneggiatori e attori (non a caso Stephen Graham è sia creatore sia interprete), capaci di dar vita a personaggi simbolici eppure verosimili, è davvero notevole. Così come la scelta del piano sequenza, che non è solo un artificio formale, ma obbliga lo spettatore alla concentrazione (e anche al disagio) e la serie all’antispettacolarizzazione necessari per approcciare con delicatezza (e anche, sì, la giusta dose di “didattica”) questioni articolate e complesse.

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Foto: Netflix

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