Dalla fine di Il trono di spade è sempre più difficile che una singola produzione Tv riesca a calamitare l’attenzione collettiva e a imporsi come ineludibile argomento di discussione nell’oceano sterminato di proposte.
Nel 2025 è già successo con Adolescence: la sua peculiarità formale – cioè la scelta di girare ognuno dei quattro episodi in un singolo, e vero, piano sequenza – ha suscitato immediata ammirazione per la perizia tecnica, e il tema incandescente – la storia di un tredicenne che uccide a coltellate una compagna di scuola – ha fatto moltiplicare le analisi, i dibattiti, gli approfondimenti sociologici.
Non è certo «la più bella serie mai realizzata», come qualcuno iperbolicamente ha scritto, ma il lavoro di sceneggiatori e attori (non a caso Stephen Graham è sia creatore sia interprete), capaci di dar vita a personaggi simbolici eppure verosimili, è davvero notevole. Così come la scelta del piano sequenza, che non è solo un artificio formale, ma obbliga lo spettatore alla concentrazione (e anche al disagio) e la serie all’antispettacolarizzazione necessari per approcciare con delicatezza (e anche, sì, la giusta dose di “didattica”) questioni articolate e complesse.
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Foto: Netflix
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