A #Giffoni50 in anteprima il film per famiglie Balto e Togo la Leggenda
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A #Giffoni50 in anteprima il film per famiglie Balto e Togo la Leggenda

Il film sarà proiettato in due appuntamenti serali il 26 agosto

A #Giffoni50 in anteprima il film per famiglie Balto e Togo la Leggenda

Il film sarà proiettato in due appuntamenti serali il 26 agosto

Amicizia, fedeltà, dedizione e tenacia: sono questi i valori alla base di Balto e Togo la leggenda, il film di Brian Presley in anteprima a #Giffoni50 il 26 agosto con due appuntamenti: alle ore 21:00 nella sala Truffaut e alle ore 22:15 nella Yaris Arena all’aperto.

Basato su una storia vera, il film vede protagonista Togo, il siberian husky dell’addestratore Leonhard Seppala, diventato famoso dopo lo scoppio dell’epidemia di difterite che nel 1925 colpì la città di Nome. Seppala era un pescatore norvegese che si trasferì a Nome per lavorare nelle miniere d’oro. Ben presto divenne un eccellente musher, cioè conducente di una muta di cani da slitta e sposò Kiana, da cui ebbe una figlia, Sigrid. Sua moglie morì dopo il parto, lasciandolo da solo con la piccola. Quando l’epidemia di difterite colpì la città, nel bel mezzo di una bufera di neve, con l’ospedale sprovvisto delle medicine necessarie per curare gli ammalati, Seppala ed altri musher coraggiosi si offrirono volontari per affrontare la tempesta, Con i loro cani raggiunsero Nenana, dove era custodito il potente siero. La staffetta venne battezzata “corsa del siero”. Il film arriverà nelle sale il prossimo 3 settembre.

«Erano dieci anni che pensavo di fare questo film» spiega il regista. «Non c’era nessuno a Hollywood che scommettesse sulla mia idea, ma nel mio cuore sapevo che era una storia che doveva essere raccontata. Ogni altro film o libro sulla Great Serum Run of Nome, raffigura Balto e Gunnar Kassan come gli unici eroi. Facendo delle ricerche ho scoperto invece che un cane da slitta di nome Togo e il suo proprietario Leonhard Seppala avevano in in realtà macinato più chilometri di tutti ed erano i veri salvatori della popolazione di Nome. Le loro storie meritavano di essere raccontate, quindi ho deciso di scrivere il copione usando il punto di vista di Seppala. Quando ho iniziato a fare ricerche sull’argomento, sono andato in Alaska e ho trascorso 8 giorni a meno 25 gradi, partecipando a una spedizione di slitte trainate da cani lungo il Mare di Bering. In questo modo, ho potuto comprendere appieno la forza e il coraggio necessari per vivere in condizioni così difficili. Il messaggio di questo film è che dal vero altruismo e dalla fede, specialmente nelle condizioni più avverse, può nascere la versione più potente dell’amore».

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