Questo thriller di 37 anni fa è ancora perfetto per i nostalgici di Stanley Kubrick
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Questo thriller di 37 anni fa è ancora perfetto per i nostalgici di Stanley Kubrick

Per temi, atmosfere e inquietudine ricorda alcuni dei più grandi film del leggendario regista come Il dottor Stranamore e Arancia Meccanica

Questo thriller di 37 anni fa è ancora perfetto per i nostalgici di Stanley Kubrick

Per temi, atmosfere e inquietudine ricorda alcuni dei più grandi film del leggendario regista come Il dottor Stranamore e Arancia Meccanica

thriller miracle mile kubrick

Nel vasto panorama cinematografico degli anni ’80, pochi film sono riusciti a suscitare inquietante tensione e a sfidare le convenzioni narrative, ricalcando al contempo il successo e i temi del cinema di Stanley Kubrick, ma c’è un thriller che ci è andato vicinissimo. Parliamo di Soluzione finale di Steve De Jarnatt, film del 1988 che vi suggeriamo di recuperare se non l’avete già visto (e rivisto).

Nonostante il passare degli anni, conserva ancora un fascino unico e una valutazione del 94% su Rotten Tomatoes e un solido 7/10 su IMDb. A trentasette anni dalla sua uscita, Miracle Mile (questo il titolo originale) riesce ancora a captare l’attenzione di chi è affascinato dalle atmosfere distorte e dai temi di inquietudine che tanto hanno caratterizzato i lavori di Stanley Kubrick. Iniziamo dal contesto: è la storia di Harry (Anthony Edwards), un giovane trombettista che, dopo una serie di coincidenze, si trova nel bel mezzo di un panico globale; una guerra nucleare è imminente e lui ha solo poche ore per cercare di salvare se stesso e le persone a lui care. Si svolge in tempo reale e il ritmo cresce come un orologio impazzito, trasportando lo spettatore in un vortice di disperazione e caos. L’idea di un orizzonte apocalittico prossimo e inevitabile, senza possibilità di fuga, richiama immediatamente le atmosfere di tensione costante che Kubrick ha saputo padroneggiare in film come Il dottor Stranamore o Arancia Meccanica.

Una delle caratteristiche più interessanti di Soluzione finale è l’ambientazione. L’intero film si svolge durante una lunga notte nella città di Los Angeles, che diventa quasi un personaggio a sé stante. La fotografia, con luci al neon e ombre minacciose, ricorda le atmosfere claustrofobiche di Shining, dove la solitudine e l’isolamento sono temi centrali. Le strade deserte di Los Angeles, un luogo solitamente sinonimo di sogni e speranze, diventano lo scenario di un incubo che si avvicina rapidamente, mentre l’inquietudine cresce con l’avvicinarsi dell’ora fatidica.

Questo thriller utilizza in oltre una narrazione che sfida la linearità del genere: mescola momenti di pura follia con una costruzione del tempo che fa da eco a Kubrick, il cui stile si impone come un riferimento chiave. Le scelte di regia di De Jarnatt non cercano soluzioni facili, ma si concentrano su un’esplorazione psicologica dei protagonisti, intrappolati in un mondo che sta per finire. È una visione che, pur essendo intrisa di un realismo doloroso, sfiora il surreale, come se ogni azione intrapresa avesse una valenza catartica e simbolica.

Soluzione finale, insomma, è una gemma nascosta che merita di essere riscoperta da chi apprezza le opere che esplorano la fragilità umana di fronte all’imminente distruzione. Questo thriller apocalittico di 37 anni fa non è solo un film di genere, ma una riflessione profonda sulla solitudine, sulla follia e sulla natura dell’uomo, che ancora oggi affascina chi cerca un cinema capace di interrogare la propria esistenza. Se siete nostalgici dell’approccio metodico e inquietante di Stanley Kubrick, è una visione imperdibile.

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